Quando l’acqua fredda non è più fredda: il rischio Legionella nella rete che spesso non controlliamo

L’acqua fredda viene spesso considerata automaticamente “sicura” dal punto di vista della Legionella. Ma se entra nell’edificio a 14-16 °C e arriva al rubinetto a 24-28 °C, qualcosa nell’impianto sta cambiando il rischio.

Quando si parla di Legionella, quasi tutti pensano subito all’acqua calda sanitaria.
Boiler.
Accumuli.
Ricircoli.
Docce.
Temperature troppo basse.
È comprensibile.
Gran parte della prevenzione tradizionale si concentra proprio sull’ACS, perché le condizioni termiche di molti impianti caldi possono favorire la crescita del batterio.
Ma questa associazione ha creato anche un equivoco.
L’acqua fredda viene spesso considerata automaticamente fuori dal problema.
Non lo è.
Una rete di acqua fredda può riscaldarsi durante il percorso nell’edificio.
Può stagnare.
Può perdere il residuo di disinfettante.
Può attraversare cavedi caldi.
Può essere conservata in serbatoi sovradimensionati.
Può condividere spazi tecnici con tubazioni di acqua calda o riscaldamento.
Può alimentare terminali utilizzati raramente.
E quando la temperatura della cosiddetta “acqua fredda” entra stabilmente nell’intervallo favorevole alla crescita di Legionella, il colore blu sulla planimetria smette di essere una misura di controllo.
Il problema non è il nome della tubazione.
È la temperatura reale dell’acqua che contiene.

Il falso automatismo: fredda uguale sicura

La rete AFS può diventare biologicamente favorevole senza che nessuno abbia modificato il generatore di acqua calda.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che Legionella può vivere e crescere nei sistemi idrici a temperature comprese approssimativamente tra 20 e 50 °C, con condizioni particolarmente favorevoli nella fascia intermedia.
Il CDC indica una crescita ottimale tra circa 25 e 45 °C e segnala che la crescita può verificarsi già a partire da circa 20 °C.
Questi numeri non devono essere letti come interruttori matematici.
A 19,9 °C non esiste una garanzia biologica assoluta.
A 20,1 °C non inizia improvvisamente un’epidemia.
La temperatura modifica la probabilità e la velocità dei processi microbiologici insieme a molti altri fattori.
Stagnazione.
Biofilm.
Sedimenti.
Nutrienti.
Presenza di protozoi.
Disinfettante residuo.
Età dell’acqua.
Materiali.
Idraulica.
La temperatura è però uno degli indicatori operativi più semplici e potenti che abbiamo a disposizione.
Ed è proprio per questo che ignorare la rete fredda può lasciare invisibile una parte importante del sistema.

Cosa indicano le Linee guida nazionali del 2015

Il riferimento nazionale pubblicato continua a distinguere con chiarezza le condizioni termiche favorevoli e quelle preventive.

Le Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi, approvate in Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015 e pubblicate dal Ministero della Salute, restano il riferimento tecnico-sanitario nazionale pubblicato per la prevenzione della legionellosi.
Nel documento l’acqua fredda viene espressamente considerata.
La prevenzione non riguarda soltanto l’ACS.
Tra i principi tecnici indicati rientra il mantenimento dell’acqua fredda a temperatura inferiore a 20 °C quando tecnicamente possibile.
Quando l’acqua fredda supera questa condizione, soprattutto in modo persistente, la rete deve essere osservata con maggiore attenzione.
Questo non significa che ogni misura sopra 20 °C costituisca automaticamente una non conformità microbiologica.
Significa che una delle barriere ambientali che limita la crescita di Legionella si sta indebolendo.
Ed è un’informazione gestionale molto importante.

Il Rapporto ISTISAN 22/32 rende il concetto ancora più operativo

Dopo un minuto di flussaggio, l’acqua fredda dovrebbe essere inferiore a 20 °C anche nei mesi estivi.

Il Rapporto ISTISAN 22/32, dedicato alla valutazione e gestione del rischio nei sistemi di distribuzione interni degli edifici prioritari e non prioritari, propone un criterio particolarmente utile per il monitoraggio ordinario.
Nei punti rappresentativi del sistema idrico, dopo un flussaggio di un minuto, la temperatura dovrebbe risultare inferiore a 20 °C per l’acqua fredda, anche nei mesi estivi, e superiore a 50 °C per l’acqua calda sanitaria.
Questa indicazione è molto più interessante di quanto sembri.
Perché distingue implicitamente due fenomeni.
L’acqua che è rimasta ferma nel tratto terminale.
E l’acqua che arriva dalla rete interna dopo un primo ricambio.
Se il primo getto è a 25 °C e dopo un minuto siamo a 17 °C, abbiamo probabilmente un problema locale o terminale di riscaldamento/stagnazione.
Se dopo un minuto restiamo a 25 °C, il fenomeno coinvolge una porzione più ampia dell’impianto.
La misura della temperatura diventa quindi uno strumento diagnostico.
Non soltanto un numero da registrare.

Primo getto e acqua dopo flussaggio raccontano due storie diverse

La differenza tra le due temperature può aiutare a localizzare il problema.

Immaginiamo un rubinetto di un hotel inutilizzato da due giorni.
Apriamo l’acqua fredda.
Primo valore: 26,4 °C.
Dopo trenta secondi: 23,8 °C.
Dopo un minuto: 18,2 °C.
La rete principale probabilmente sta fornendo acqua sufficientemente fredda.
Il tratto terminale si è riscaldato durante la stagnazione.
Scenario diverso.
Primo valore: 26,0 °C.
Dopo un minuto: 25,2 °C.
Dopo tre minuti: 24,7 °C.
Qui il problema non è più soltanto il flessibile del lavabo.
Potrebbe esserci una colonna riscaldata.
Un cavedio tecnico caldo.
Un serbatoio esposto a temperature elevate.
Una lunga distribuzione con poco ricambio.
Un accumulo di acqua fredda troppo grande.
Una vicinanza eccessiva alle reti calde.
Oppure l’acqua potrebbe già entrare nell’edificio a temperatura elevata in particolari condizioni stagionali.
Stesso rubinetto.
Stessa etichetta “AFS”.
Due diagnosi completamente differenti.

Il dato del 2026 che merita attenzione

Uno studio recente ha osservato un’associazione tra temperatura meteorologica, temperatura delle reti fredde e positività a Legionella.

Nel 2026 Water Research ha pubblicato uno studio basato su dati della Catalogna relativi al periodo 2018-2023.
Gli autori hanno analizzato temperatura atmosferica, temperatura dell’acqua, precipitazioni, umidità, risultati dei campioni ambientali e incidenza di malattia dei legionari.
Tra i risultati è stata osservata un’associazione tra temperatura atmosferica e positività a Legionella nei sistemi di acqua fredda sanitaria, oltre a una relazione tra temperature ambientali e incidenza della malattia.
È un dato interessante.
Ma va interpretato correttamente.
Uno studio osservazionale di questo tipo non dimostra che ogni aumento della temperatura esterna produca automaticamente una contaminazione.
Mostra invece che il clima e la temperatura delle reti possono contribuire alle condizioni che favoriscono la colonizzazione.
Questo rafforza un concetto già noto dal punto di vista impiantistico.
Con estati più calde e periodi prolungati di temperature elevate, la gestione dell’AFS dentro gli edifici diventa sempre meno banale.

Il problema non è soltanto il cambiamento climatico

Prima di attribuire tutto al clima, dobbiamo guardare il cavedio tecnico.

È facile spiegare ogni rete fredda a 25 °C con una frase generica.
“Fa caldo.”
Ma due edifici nella stessa strada possono avere temperature molto diverse ai punti d’uso.
Perché?
Progetto.
Coibentazione.
Percorso delle tubazioni.
Distanza dalle reti calde.
Esposizione solare.
Volumi d’acqua.
Tempi di permanenza.
Utilizzo.
Locali tecnici.
Serbatoi.
La temperatura esterna crea la pressione ambientale.
L’impianto decide quanto quella pressione viene trasferita all’acqua.
Un edificio ben progettato e ben gestito può mantenere la rete fredda molto più stabile di un edificio con distribuzioni sovradimensionate e cavedi surriscaldati.

Il cavedio condiviso: quando caldo e freddo viaggiano troppo vicini

La rete fredda può assorbire calore semplicemente perché è stata posata nel posto sbagliato.

In molti edifici le tubazioni AFS e ACS percorrono lo stesso cavedio.
A volte passano accanto alle colonne di ricircolo.
A volte vicino a tubazioni di riscaldamento.
A volte in spazi tecnici poco ventilati.
Se l’isolamento è insufficiente o deteriorato, il trasferimento di calore può essere significativo.
Durante le ore notturne, quando l’acqua fredda viene utilizzata poco, il fenomeno diventa ancora più evidente.
L’acqua resta ferma.
La tubazione resta immersa in un ambiente caldo.
Il mattino successivo il primo getto può uscire sorprendentemente tiepido.
Se il problema si limita a pochi metri terminali, il flussaggio può rapidamente riportare l’acqua a temperatura corretta.
Se coinvolge montanti o lunghe diramazioni, il recupero può richiedere molto più tempo.
E in alcuni casi la temperatura non rientra affatto.

Il ruolo della coibentazione

Isolare bene l’AFS non serve soltanto a evitare condensa.

La coibentazione della rete fredda riduce lo scambio termico con l’ambiente e con le reti calde vicine.
È quindi una misura che può contribuire direttamente al controllo microbiologico.
Una rete fredda ben isolata:

  • Si riscalda più lentamente durante la stagnazione.
  • È meno influenzata dai cavedi caldi.
  • Riduce il rischio di raggiungere temperature favorevoli alla crescita di Legionella.
  • Migliora la stabilità della temperatura ai terminali.

Una coibentazione danneggiata, interrotta o inesistente può quindi diventare un elemento della valutazione del rischio.
Non è soltanto una questione energetica.

Il serbatoio di acqua fredda

Un volume troppo grande può trasformare l’acqua di rete in acqua “vecchia” prima ancora che entri nelle colonne.

Serbatoi di accumulo o riserva possono essere necessari per ragioni idrauliche o di continuità di servizio.
Ma devono essere dimensionati e gestiti correttamente.
Un serbatoio sovradimensionato aumenta il tempo di permanenza.
Se si trova in un locale caldo, può aumentare anche la temperatura dell’acqua.
Se contiene sedimenti o non viene correttamente mantenuto, può creare ulteriori condizioni favorevoli alla crescita microbica.
Il problema non è l’esistenza del serbatoio.
È il rapporto tra volume, ricambio, temperatura, pulizia e domanda reale dell’edificio.
Un serbatoio progettato per un’occupazione che non esiste più può diventare un enorme rallentatore idraulico.

Pressurizzazione e autoclavi

Anche i sistemi di sollevamento possono modificare l’età dell’acqua e il comportamento della rete.

Gruppi di pressurizzazione.
Vasi.
Serbatoi di disconnessione.
Riserve idriche.
Sono componenti normali in molti edifici.
Ma ogni volume aggiuntivo modifica il tempo di permanenza.
Se la richiesta reale è molto inferiore a quella prevista in progetto, l’acqua può attraversare questi volumi molto lentamente.
Per questo una valutazione del rischio moderna non dovrebbe limitarsi a guardare il boiler.
Deve ricostruire l’intero percorso dell’acqua.
Dal punto di consegna.
Agli accumuli.
Alle colonne.
Ai rami.
Ai terminali.

La stagnazione nell’acqua fredda

La temperatura diventa ancora più importante quando il ricambio è scarso.

Stagnazione significa tempo.
Tempo per perdere il residuo di disinfettante.
Tempo per scaldarsi.
Tempo per interagire con materiali e biofilm.
Tempo per favorire la ricrescita microbica.
Uno studio sperimentale pubblicato su ACS ES&T Water nel 2025 ha mostrato, in un impianto idraulico in scala, che il tempo di permanenza dell’acqua può influenzare fortemente la crescita microbica nelle linee fredde e che la presenza di residuo di disinfettante può attenuare, ma non rendere irrilevante, questo effetto.
Il messaggio pratico è chiaro.
Temperatura e stagnazione non vanno valutate separatamente.
Una rete fredda a 23 °C con ricambio continuo non è la stessa cosa di una rete a 23 °C che resta inutilizzata per giorni.

Il disinfettante residuo

L’acqua può entrare nell’edificio protetta e perdere progressivamente quella protezione.

Nei sistemi alimentati da acqua disinfettata, il residuo di disinfettante tende a diminuire con il tempo e con l’interazione con tubazioni, biofilm e materia organica.
Temperature più elevate possono accelerare alcune reazioni.
Lunghi tempi di permanenza aumentano il decadimento.
Rami poco utilizzati possono quindi presentare contemporaneamente:

  • Temperatura più alta.
  • Età dell’acqua maggiore.
  • Residuo di disinfettante più basso.
  • Biofilm più stabile.

È una combinazione molto più significativa di un semplice valore di temperatura isolato.
Per questo CDC raccomanda di monitorare insieme temperatura, disinfettante residuo e pH nei programmi di gestione dell’acqua degli edifici.
Nel contesto italiano, quando il disinfettante residuo è pertinente alla strategia e alla fornitura, il suo andamento può essere un indicatore operativo utile.

L’acqua fredda di un hotel

Una camera vuota può diventare un piccolo incubatore termico.

Immaginiamo una camera d’hotel esposta al sole.
Il ramo terminale passa in una controparete calda.
La camera resta vuota per quattro giorni.
La doccia non viene utilizzata.
Il flessibile contiene acqua stagnante.
La rete AFS arriva a 17 °C nella colonna principale.
Ma nel tratto terminale l’acqua raggiunge 27 °C.
Quando il cliente apre la doccia, i primi secondi possono contenere l’acqua che ha trascorso giorni in quelle condizioni.
Questo esempio mostra perché la gestione delle camere non occupate non può riguardare soltanto l’ACS.
Anche l’acqua fredda deve essere inclusa nei programmi di ricambio e controllo quando la valutazione del rischio lo richiede.

La palestra e gli spogliatoi

Le docce poco usate sommano aerosol, stagnazione e acqua fredda che può diventare tiepida.

Una palestra può avere picchi di utilizzo concentrati in poche ore.
Alcune docce vengono usate continuamente.
Altre quasi mai.
Durante l’estate, i locali tecnici e gli spogliatoi possono diventare molto caldi.
La rete fredda può quindi presentare differenze importanti tra punti vicini.
Misurare una sola doccia molto utilizzata può fornire una falsa rassicurazione.
La valutazione deve cercare i punti peggiori.
Terminali distali.
Docce poco usate.
Rami ciechi.
Zone con forte carico termico.

Strutture sanitarie e RSA

Quando la popolazione è vulnerabile, una rete fredda tiepida merita ancora più attenzione.

L’OMS e il CDC sottolineano da tempo l’importanza di mantenere l’acqua fredda al di sotto delle condizioni favorevoli alla crescita di Legionella, soprattutto nei contesti sanitari e assistenziali.
Qui il rischio non dipende soltanto dalla probabilità di colonizzazione.
Dipende anche dalla vulnerabilità degli utilizzatori.
Anziani.
Immunodepressi.
Persone con malattie croniche.
Pazienti esposti a dispositivi che possono generare aerosol o aspirazione.
Una deviazione che in un ufficio richiede una valutazione può assumere un peso diverso in una struttura sanitaria.
È il principio base della gestione del rischio.
Stesso pericolo.
Conseguenza potenzialmente diversa.

Condominio: l’acqua fredda non è esclusa dal ragionamento

Anche quando l’ACS è autonoma, la rete comune AFS può essere parte del problema.

Nei condomìni l’attenzione si concentra spesso sull’eventuale produzione centralizzata di acqua calda.
Ma la distribuzione comune dell’acqua fredda può comprendere:

  • Autoclavi.
  • Serbatoi.
  • Lunghe colonne.
  • Locali tecnici caldi.
  • Rami verso locali poco usati.
  • Parti comuni con docce o servizi.
  • Condotte accoppiate a reti calde.

Inoltre, all’interno delle singole unità immobiliari, terminali non utilizzati possono creare stagnazione indipendentemente dalla tipologia di produzione ACS.
Questo non significa trasformare ogni condominio in una struttura sanitaria.
Significa evitare l’errore opposto: ritenere che l’assenza di ACS centralizzata elimini automaticamente ogni fattore di rischio Legionella.

Acqua fredda sopra 20 °C: è una non conformità normativa?

No, non va presentata in questi termini.

Questo è un punto fondamentale.
La temperatura inferiore a 20 °C è un criterio tecnico di prevenzione e monitoraggio indicato dalle Linee guida e dal Rapporto ISTISAN 22/32.
Non è un “valore di parametro” dell’Allegato I del D.Lgs. 18/2023 equivalente, per esempio, a un limite chimico.
Un’acqua fredda misurata a 22 °C non deve quindi essere descritta automaticamente come “non potabile” o “fuori legge”.
È però un’anomalia gestionale che può indicare condizioni più favorevoli alla proliferazione e che deve essere interpretata nel contesto della valutazione del rischio.
Rango giuridico e significato tecnico devono rimanere distinti.
È proprio questa distinzione a rendere una consulenza credibile.

Il D.Lgs. 18/2023 dopo il D.Lgs. 102/2025

Legionella è oggi inserita anche nel quadro normativo della sicurezza dei sistemi di distribuzione interni.

Il D.Lgs. 18/2023, modificato dal D.Lgs. 102/2025, include Legionella spp. tra i parametri pertinenti per la valutazione e gestione del rischio dei sistemi di distribuzione interni.
Il valore di parametro è <1.000 UFC/L ai fini degli articoli 9 e 15.
La nota normativa precisa inoltre che azioni possono essere considerate anche al di sotto di tale valore, soprattutto in presenza di infezioni o focolai.
Questo elemento non deve essere confuso con le fasce operative storicamente utilizzate dalle Linee guida Legionella 2015.
Le Linee guida distinguono infatti differenti livelli di concentrazione e differenti azioni gestionali.
Il decreto e le Linee guida devono essere letti insieme, rispettandone rango e funzione.
Il primo stabilisce il quadro normativo dell’acqua destinata al consumo umano e dei sistemi interni.
Le seconde forniscono criteri tecnico-sanitari specifici di prevenzione e controllo della legionellosi.

Acqua fredda positiva a Legionella: cosa significa?

Il risultato non identifica automaticamente il punto in cui la contaminazione è nata.

Se Legionella viene rilevata in un campione di acqua fredda, possiamo trovarci davanti a scenari molto diversi.

  • Contaminazione localizzata nel terminale.
  • Colonizzazione del ramo freddo.
  • Riscaldamento della colonna.
  • Contaminazione del serbatoio di acqua fredda.
  • Presenza nella rete interna a monte.
  • Ricrescita favorita da stagnazione e perdita di disinfettante.
  • Comunicazioni o miscelazioni indesiderate tra caldo e freddo.
  • Ingressi dalla fornitura esterna, con successiva amplificazione interna o senza amplificazione.

Il laboratorio dice che il batterio è stato rilevato nel campione.
La consulenza deve capire dove e perché.

Campione pre-flussaggio o post-flussaggio?

Dipende dalla domanda che vogliamo fare all’impianto.

Il D.Lgs. 18/2023 richiede che i campioni per Legionella siano prelevati nei punti che rappresentano un rischio di proliferazione, un’esposizione sistemica o entrambi.
Questo significa che non esiste un unico campione universale.
Un campione pre-flussaggio può essere utile per indagare la condizione del punto d’uso e del tratto terminale.
Un campione dopo flussaggio può contribuire a comprendere la rete a monte.
La strategia deve essere coerente con l’obiettivo.
Se un terminale è positivo e la colonna è negativa, l’intervento può essere localizzato.
Se più terminali distali mostrano lo stesso comportamento, l’ipotesi cambia.
Se la temperatura resta elevata dopo flussaggio, cambia ancora.
Campionamento e temperatura devono essere interpretati insieme.

Perché il termometro dovrebbe entrare sempre nel campionamento Legionella

Un risultato microbiologico senza dati impiantistici perde una parte enorme del proprio valore.

Durante un campionamento ben progettato dovrebbero essere registrati, quando pertinenti:

  • Temperatura iniziale.
  • Temperatura dopo un tempo definito di flussaggio.
  • Tempo necessario alla stabilizzazione.
  • Utilizzo del terminale.
  • Presenza di rompigetto o flessibile.
  • Tipologia di acqua, fredda o calda.
  • Condizioni del locale.
  • Eventuale disinfettante residuo.
  • Interventi o flussaggi recenti.

Questi dati permettono di collegare il risultato microbiologico al comportamento dell’impianto.
Senza di essi una positività può essere classificata.
Ma è molto più difficile spiegarla.

La mappatura termica dell’AFS

Non serve misurare tutti i rubinetti. Serve misurare quelli che raccontano la rete.

In un edificio complesso la mappatura dovrebbe selezionare punti rappresentativi.
Ingresso edificio.
Uscita da eventuali serbatoi.
Punti prossimali.
Punti distali.
Ultimi piani.
Rami poco utilizzati.
Locali particolarmente caldi.
Terminali vicini a reti ACS.
Zone con pregresse positività.
La mappa non deve essere una raccolta casuale di temperature.
Deve permettere di capire dove l’acqua comincia a scaldarsi.
È una differenza enorme.

Un metodo semplice: ingresso, colonna, terminale

Tre misure possono già cambiare completamente la diagnosi.

Scenario A.
Ingresso: 15 °C.
Base colonna: 16 °C.
Terminale primo getto: 26 °C.
Dopo un minuto: 17 °C.
Il problema è prevalentemente terminale.
Scenario B.
Ingresso: 15 °C.
Base colonna: 23 °C.
Terminale dopo un minuto: 25 °C.
Il problema è già nella distribuzione verticale o nel locale tecnico.
Scenario C.
Ingresso: 22 °C.
Base colonna: 23 °C.
Terminale: 24 °C.
Qui l’edificio riceve già acqua relativamente calda e dispone di poco margine per mantenerla sotto la soglia tecnica auspicabile.
In ciascun caso la misura correttiva è diversa.

Cross-connection e miscelazioni indesiderate

A volte l’acqua fredda è calda perché qualcuno le sta trasferendo calore o, peggio, acqua.

Valvole miscelatrici difettose.
Cartucce di miscelatori termostatici.
Ritegni non funzionanti.
Collegamenti tra reti.
Apparecchiature.
Possono creare passaggi indesiderati tra acqua calda e fredda.
Il risultato può essere una rete AFS che si riscalda localmente senza una causa ambientale evidente.
In questi casi la temperatura può essere un indizio di un problema idraulico più profondo.
L’articolo sulle connessioni incrociate e il riflusso mostrava già perché l’acqua non segue necessariamente la direzione che immaginiamo.
Qui il concetto ritorna con una conseguenza specifica.
Una rete fredda anormalmente calda merita anche una verifica delle possibili comunicazioni con la rete calda.

Il ruolo dei miscelatori monocomando

Anche un singolo terminale può alterare localmente la diagnosi.

Una cartuccia difettosa o differenze di pressione possono creare trasferimenti interni tra caldo e freddo.
Se un rubinetto fornisce acqua fredda tiepida ma gli altri punti vicini sono normali, il miscelatore stesso deve entrare nella verifica.
Prima di progettare una bonifica dell’intero edificio bisogna escludere il guasto locale.
Questo è un principio generale della consulenza.
Prima localizzare.
Poi ampliare.

Il rischio di aerosol esiste anche con acqua fredda

La via di esposizione non dipende dal colore della tubazione.

La legionellosi viene acquisita principalmente attraverso inalazione di aerosol contaminato o aspirazione di acqua contaminata in particolari condizioni.
Docce.
Rubinetti aerati.
Nebulizzatori.
Apparecchiature.
Possono aerosolizzare anche acqua proveniente dalla rete fredda o miscelata.
Quindi una contaminazione dell’AFS non è un reperto accademico.
Può entrare nella catena di esposizione.
Naturalmente il rischio finale dipende dalla concentrazione, dalla capacità di aerosolizzazione, dall’esposizione e dalla vulnerabilità della persona.
Ma non può essere escluso soltanto perché il campione proviene dalla linea blu.

Acqua miscelata: la zona grigia

Molti terminali non erogano realmente “caldo” o “freddo”, ma acqua a temperatura intermedia.

Docce con miscelatore termostatico.
Lavabi con premiscelazione.
Reti centralmente miscelate.
Tratti dopo TMV.
Possono contenere acqua in un intervallo termico molto favorevole alla crescita di Legionella.
Se il tratto a valle della miscelazione è lungo e poco utilizzato, il rischio aumenta.
Per questo il punto di miscelazione è importante.
Miscelare vicino al terminale limita il volume di acqua tiepida presente nella rete.
Miscelare molto a monte può invece creare intere diramazioni a temperatura intermedia.
È lo stesso principio che abbiamo analizzato nell’articolo sul rapporto tra efficienza energetica e sicurezza microbiologica dell’ACS.

Estate: il periodo che mette alla prova l’AFS

La rete fredda rivela i propri difetti proprio quando l’edificio è più caldo.

Nei mesi estivi aumentano:

  • Temperatura dei locali tecnici.
  • Temperatura dei cavedi.
  • Irraggiamento delle parti di edificio esposte.
  • Temperatura delle coperture.
  • Possibile temperatura dell’acqua in ingresso.

In parallelo, molte strutture presentano periodi di utilizzo ridotto.
Scuole chiuse.
Uffici semivuoti.
Camere d’hotel non occupate.
Palestre con orari modificati.
Aziende durante le ferie.
Quindi caldo e stagnazione possono presentarsi contemporaneamente.
È per questo che settembre non dovrebbe essere soltanto il mese in cui si riaprono le porte.
Dovrebbe essere anche il mese in cui si osserva come ha reagito la rete durante l’estate.

Inverno: se l’acqua fredda resta a 25 °C, il problema è ancora più interessante

Una temperatura elevata fuori stagione suggerisce un’anomalia impiantistica più stabile.

Se a gennaio l’ingresso edificio è a 11 °C e un terminale dopo flussaggio rimane a 24 °C, la spiegazione meteorologica diventa molto meno convincente.
Dobbiamo cercare:

  • Cavedi caldi.
  • Locali tecnici.
  • Tubazioni accoppiate.
  • Miscelazioni indesiderate.
  • Lunghi tempi di permanenza.
  • Serbatoi riscaldati dall’ambiente.

La stagionalità è quindi uno strumento diagnostico.
Non solo un problema.

Una sola temperatura non basta

Anche il momento della misura cambia il significato del dato.

Misurare alle 8 del mattino dopo una notte di stagnazione.
Misurare alle 13 durante il massimo utilizzo.
Misurare dopo due minuti di flussaggio.
Misurare immediatamente all’apertura.
Sono quattro misure diverse.
Per questo il protocollo deve essere ripetibile.
Se vogliamo confrontare i dati nel tempo dobbiamo mantenere criteri coerenti.
Altrimenti confondiamo variazioni del metodo con variazioni dell’impianto.

Termometri e qualità del dato

Una misura semplice può essere inutile se eseguita male.

Il termometro deve avere risoluzione e accuratezza adeguate all’uso.
Deve essere verificato o calibrato secondo il programma di qualità adottato.
La sonda deve essere correttamente immersa nel flusso o nel recipiente di misura.
Il tempo di stabilizzazione deve essere considerato.
Il valore deve essere associato al punto, all’orario e alla condizione di flussaggio.
Scrivere “AFS 22 °C” senza sapere se sia il primo getto o dopo cinque minuti riduce enormemente il valore del dato.

Quando la rete fredda è troppo calda: cosa fare

La soluzione dipende dalla causa, non dalla temperatura in sé.

Possibili azioni includono:

  • Correggere la coibentazione.
  • Separare termicamente reti calde e fredde.
  • Migliorare ventilazione e condizioni dei cavedi.
  • Ridurre volumi e tratti inutilizzati.
  • Rivedere serbatoi sovradimensionati.
  • Aumentare il ricambio nei punti poco utilizzati.
  • Eliminare rami morti quando possibile.
  • Verificare eventuali miscelazioni o cross-connection.
  • Ripristinare il corretto funzionamento dei terminali.
  • Valutare il residuo di disinfettante quando pertinente.
  • Rivedere il programma di monitoraggio Legionella.
  • Effettuare campionamenti mirati se la valutazione del rischio lo giustifica.

La misura correttiva deve agire sull’evento pericoloso.
Non soltanto sul numero registrato.

Il flussaggio è utile, ma non deve diventare una scusa progettuale

Se ogni mattina servono dieci minuti per avere acqua fredda, l’impianto sta chiedendo una correzione.

Il flussaggio può ridurre il tempo di permanenza e sostituire acqua riscaldata con acqua più fresca proveniente da monte.
È quindi uno strumento utile.
Ma se la rete raggiunge quotidianamente temperature elevate per problemi strutturali, affidarsi per sempre al flussaggio significa gestire l’effetto anziché la causa.
Un programma di flussaggio è appropriato soprattutto per terminali a basso utilizzo e condizioni operative specifiche.
Non dovrebbe essere utilizzato per giustificare cavedi progettati male, reti enormemente sovradimensionate o serbatoi inutilmente grandi.

Il flussaggio può anche generare aerosol

La procedura deve considerare la sicurezza di chi la esegue.

Quando esiste una contaminazione nota o sospetta da Legionella, flussare docce e terminali può generare aerosol.
Le procedure devono quindi essere organizzate in modo da limitare esposizioni non necessarie.
Il CDC richiama espressamente la necessità di considerare la protezione degli operatori durante operazioni di flushing in sistemi potenzialmente contaminati.
In Italia questo aspetto deve essere integrato nella valutazione del rischio e nelle procedure di sicurezza della struttura.
Flussare non significa semplicemente aprire tutto e andarsene.

E se troviamo Legionella nell’AFS?

Non basta disinfettare e aspettare il prossimo campione.

La prima domanda dovrebbe essere:
“Perché questa rete fredda consente la presenza o la crescita del batterio?”
Poi:
Dove compare?
Solo al primo getto?
Dopo flussaggio?
In più colonne?
Nel serbatoio?
Con temperatura elevata?
Con basso residuo di disinfettante?
In punti poco utilizzati?
La disinfezione può essere una misura correttiva necessaria in funzione della contaminazione e della valutazione del rischio.
Ma se la causa è una rete che resta a 27 °C per ore, il problema tornerà se non correggiamo la condizione termica e idraulica.
Abbiamo già visto lo stesso principio nell’articolo sulle non conformità ricorrenti.
Il campione negativo dopo intervento dimostra un risultato.
La causa corretta dimostra che il sistema è stato realmente migliorato.

Shock termico e rete fredda

L’acqua fredda non può essere gestita semplicemente applicando le logiche dell’ACS.

Lo shock termico è una strategia sviluppata per sistemi caldi e richiede condizioni, tempi, temperature e sicurezza specifici.
Applicarlo indiscriminatamente alla rete fredda può creare problemi ai materiali, agli utilizzatori e all’intero impianto.
La scelta della bonifica deve dipendere dal tipo di rete, dalla contaminazione, dai materiali, dal rischio e dalla capacità di raggiungere effettivamente tutti i punti interessati.
In alcuni casi può essere più appropriata una disinfezione chimica controllata.
In altri la correzione idraulica e il ricambio possono essere centrali.
Non esiste una bonifica universale.

Temperatura alta e Legionella negativa

È una buona notizia, non una prova che il problema termico sia irrilevante.

Supponiamo di trovare acqua fredda a 26 °C in diversi punti.
I campioni Legionella risultano negativi.
Possiamo concludere che l’impianto è sicuro e lasciare tutto così?
No.
Possiamo concludere che nei campioni analizzati, in quel momento e con quel metodo, Legionella non è stata rilevata.
La temperatura resta una deviazione rispetto alle condizioni tecniche raccomandate.
Se associata a stagnazione e basso ricambio, rappresenta una vulnerabilità.
La gestione del rischio lavora prima che il risultato diventi positivo.
Non dopo.

Temperatura corretta e Legionella positiva

Anche il contrario è possibile.

Possiamo misurare 18 °C dopo flussaggio e rilevare Legionella nel primo getto.
Questo può indicare una colonizzazione terminale o un tratto locale che durante la stagnazione si riscalda.
Oppure il batterio può persistere nel biofilm anche quando la temperatura del bulk water al momento del campionamento è favorevole al controllo.
La temperatura è una barriera importante.
Non è l’unica.
È per questo che una buona valutazione combina:

  • Dati termici.
  • Dati microbiologici.
  • Idraulica.
  • Utilizzo.
  • Ispezione.
  • Storico degli interventi.

Il valore <1.000 UFC/L non è una licenza a ignorare l’impianto

Il D.Lgs. 18/2023 utilizza quel valore per specifiche finalità normative, ma la gestione del rischio non si esaurisce nel confronto numerico.

Il valore di parametro di Legionella spp. <1.000 UFC/L è definito ai fini degli articoli 9 e 15.
La norma stessa prevede che azioni possano essere valutate anche al di sotto, soprattutto in presenza di casi o focolai.
Le Linee guida 2015, inoltre, distinguono differenti fasce di concentrazione e prevedono verifiche delle misure di controllo già a livelli inferiori.
Un consulente non dovrebbe quindi leggere il rapporto di prova come un semaforo binario.
999 = tutto perfetto.
1000 = disastro.
Non funziona così.
Il dato microbiologico deve essere inserito nella storia dell’impianto.

Dato → impianto → rischio → responsabilità

Anche l’acqua fredda deve seguire questa logica.

Dato:
AFS 26 °C dopo un minuto di flussaggio al quinto piano.
Impianto:
colonna fredda accoppiata al ricircolo ACS nello stesso cavedio, coibentazione incompleta.
Rischio:
permanenza prolungata in un intervallo favorevole alla crescita di Legionella, soprattutto nei periodi di basso utilizzo.
Azione:
verifica termica della colonna, ripristino della coibentazione, valutazione della separazione termica, controllo dei punti distali e campionamento mirato se giustificato.
Responsabilità:
il gestore della distribuzione interna deve organizzare la gestione del rischio secondo il quadro applicabile; progettista e manutentore intervengono sulle cause impiantistiche; il consulente definisce criteri di verifica e accettazione.
Il dato diventa utile quando genera una decisione.

Edifici prioritari e non prioritari

Il rischio microbiologico può esistere in entrambi, ma il quadro degli obblighi non è identico.

Il D.Lgs. 18/2023 prevede specifici obblighi di valutazione e gestione del rischio per i sistemi di distribuzione interni degli edifici e locali prioritari secondo l’articolo 9.
Il Rapporto ISTISAN 22/32 fornisce però strumenti anche per edifici non prioritari.
Questo non significa attribuire automaticamente a ogni condominio o piccolo ufficio lo stesso regime formale di una struttura sanitaria.
Significa utilizzare il principio di proporzionalità.
Più complesso è l’impianto.
Più vulnerabili sono gli utenti.
Più rilevante è lo storico.
Più elevata è la probabilità di aerosolizzazione.
Più strutturata deve essere la gestione.
La temperatura dell’AFS è un indicatore utile in entrambi i contesti.

La checklist per l’acqua fredda

Una rete AFS dovrebbe essere osservata come un vero sistema, non come la parte “facile” dell’impianto.

Verificare:

  • Temperatura al punto di ingresso nell’edificio.
  • Eventuali serbatoi o accumuli di acqua fredda.
  • Temperatura dei locali tecnici.
  • Coibentazione delle tubazioni.
  • Vicinanza alle reti ACS e riscaldamento.
  • Punti distali e piani alti.
  • Terminali poco utilizzati.
  • Tempi di stabilizzazione della temperatura.
  • Differenza tra primo getto e post-flussaggio.
  • Presenza di cross-connection o miscelazioni indesiderate.
  • Condizioni di rompigetti, docce e flessibili.
  • Residuo di disinfettante quando pertinente.
  • Storico Legionella.
  • Eventuali lavori o modifiche recenti.
  • Programmi di flussaggio.
  • Periodi di chiusura o bassa occupazione.
  • Vulnerabilità degli utilizzatori.

Una checklist non sostituisce la valutazione.
Serve a evitare che la valutazione dimentichi proprio la rete che tutti chiamano “fredda”.

Tre errori molto comuni

Il primo è misurare soltanto l’ACS.

Se controlliamo mandata e ritorno dell’acqua calda ma non abbiamo mai misurato la fredda ai punti distali, stiamo osservando soltanto metà dell’impianto.

Il secondo è misurare l’AFS soltanto dopo un lungo flussaggio.

Così possiamo perdere l’informazione sulla stagnazione terminale.

Il terzo è misurare soltanto il primo getto.

Così non capiamo se il problema sia locale o sistemico.
La soluzione è definire prima l’obiettivo della misura.

Un quarto errore: pensare che in estate sia “normale” avere 27 °C

Comune non significa necessariamente accettabile.

È vero che in estate l’acqua può entrare nell’edificio più calda.
È vero che alcune condizioni esterne sono difficili da controllare.
Ma se l’edificio aggiunge altri 7-8 °C lungo il percorso, quel contributo è gestibile.
Dire “è agosto” non deve diventare la giustificazione universale per cavedi, serbatoi e distribuzioni che riscaldano inutilmente l’acqua.
La valutazione deve separare ciò che arriva dall’esterno da ciò che produce l’edificio.

Un quinto errore: intervenire solo quando l’analisi è positiva

La gestione del rischio dovrebbe prevenire la positività, non attenderla.

Se una struttura registra per settimane AFS a 25-28 °C, terminali poco usati e residuo di disinfettante ridotto, possiede già informazioni sufficienti per migliorare la gestione.
Aspettare una positività microbiologica prima di intervenire significa utilizzare il laboratorio come sistema di allarme tardivo.
La filosofia dei Water Safety Plan e della gestione del rischio è opposta.
Individuare la condizione pericolosa.
Controllarla.
Verificare che la barriera funzioni.

Come dovrebbe essere un buon piano di monitoraggio

Pochi dati utili, ripetibili e collegati a soglie di azione.

Un programma efficace può prevedere:

  • Punti sentinella rappresentativi.
  • Temperature misurate con protocollo coerente.
  • Controllo dei tempi di stabilizzazione.
  • Frequenza maggiore nei mesi critici.
  • Registrazione dei terminali poco utilizzati.
  • Verifica dei serbatoi e dei locali tecnici.
  • Residuo di disinfettante quando pertinente.
  • Campionamenti Legionella definiti dal rischio e dallo storico.
  • Azioni predefinite in caso di deviazione.
  • Verifica dell’efficacia degli interventi.

Il monitoraggio non dovrebbe produrre soltanto fogli pieni di numeri.
Dovrebbe produrre decisioni.

Quando serve il campionamento Legionella sull’AFS

Non ogni temperatura alta richiede automaticamente un campione, ma alcune combinazioni aumentano la necessità di verifica.

Il campionamento diventa particolarmente ragionevole quando:

  • Esiste una precedente positività.
  • La temperatura resta elevata dopo flussaggio.
  • Sono presenti utenti vulnerabili.
  • Più punti mostrano lo stesso comportamento.
  • Esistono serbatoi o lunghi tempi di permanenza.
  • Il residuo di disinfettante è assente o fortemente ridotto, quando pertinente.
  • Sono presenti docce o altri generatori di aerosol.
  • Si sono verificati lavori, fermate o modifiche impiantistiche.
  • È in corso un’indagine epidemiologica.

La decisione deve essere inserita nella valutazione complessiva.
Non trasformata in una periodicità universale inventata.

Quando invece serve prima l’ispezione

A volte il problema è visibile prima ancora del laboratorio.

Se troviamo una tubazione AFS non coibentata che corre per trenta metri insieme al ricircolo ACS, la prima informazione utile è già davanti ai nostri occhi.
Se il serbatoio di acqua fredda è in un sottotetto a 35 °C, la misura strutturale viene prima della discussione sul numero dei campioni.
Se una colonna serve dieci utenze chiuse da mesi, la stagnazione è evidente.
L’analisi può quantificare il problema.
Ma non deve sostituire l’ispezione.

Legionella e cambiamento climatico: attenzione alle frasi facili

Il clima può modificare il rischio, ma non è una spiegazione sufficiente per ogni positività.

La letteratura recente suggerisce associazioni tra temperature ambientali, temperatura dei sistemi idrici e legionellosi.
È plausibile che estati più calde e periodi più lunghi di caldo aumentino la difficoltà di mantenere l’AFS sotto le temperature favorevoli alla crescita.
Ma il rischio Legionella resta profondamente mediato dall’impianto.
Un edificio con ricambio elevato, rete compatta, buona coibentazione e distribuzione corretta reagirà in modo diverso da una struttura con grandi volumi stagnanti.
Il cambiamento climatico aumenta la pressione.
La qualità progettuale e gestionale decide la vulnerabilità.

Il dato epidemiologico italiano

La legionellosi continua a rappresentare un problema sanitario in crescita.

Nel 2024 il sistema nazionale di sorveglianza ha registrato 4.627 casi di legionellosi in Italia, con un’incidenza di 78,5 casi per milione di abitanti e un aumento del 18% rispetto al 2023.
Il 75,4% dei casi riguardava persone di almeno 60 anni.
L’ISS ha inoltre evidenziato un andamento stagionale con concentrazione dei casi soprattutto da giugno a dicembre e picchi nel 2024 in settembre e ottobre.
Questi dati non dimostrano che la rete fredda sia la causa dell’aumento.
Ma ricordano perché la gestione del rischio Legionella non può essere ridotta al controllo annuale di qualche boiler.

L’acqua fredda è una barriera solo se resta davvero fredda

Questa è la conclusione tecnica dell’intero articolo.

Una rete AFS progettata bene sfrutta la temperatura come misura passiva di controllo.
Non richiede energia per “raffreddare” artificialmente l’acqua nella maggior parte degli edifici.
Richiede soprattutto di non riscaldarla inutilmente.
Ridurre il tempo di permanenza.
Proteggerla dalle sorgenti di calore.
Dimensionare correttamente i volumi.
Eliminare rami inutili.
Mantenere la coibentazione.
Garantire ricambio.
Sorvegliare i punti peggiori.
È una delle poche strategie di prevenzione che può essere contemporaneamente semplice, poco costosa ed efficace.
Ma funziona soltanto se viene verificata.

Conclusione

Il rubinetto blu non garantisce che l’acqua sia fredda. E l’acqua fredda non garantisce, da sola, l’assenza di Legionella.

La prevenzione moderna della Legionella richiede di smettere di dividere mentalmente l’impianto in una rete “rischiosa” e una rete “sicura”.
ACS e AFS sono due parti dello stesso sistema idrico interno.
Possono influenzarsi.
Possono condividere cavedi.
Possono scambiarsi calore.
Possono stagnare.
Possono perdere le proprie barriere.
Per questo una buona valutazione non chiede soltanto:
“Quanto è caldo il boiler?”
Chiede anche:
“Quanto è fredda davvero l’acqua fredda?”
E soprattutto:
“Dove smette di esserlo?”
Quella domanda può portarci a un serbatoio.
A un cavedio.
A un ramo inutilizzato.
A una valvola difettosa.
A una camera vuota.
A un errore progettuale vecchio di vent’anni.
È lì che la consulenza smette di descrivere il risultato e comincia a gestire il rischio.
Perché Legionella non conosce la differenza tra una tubazione rossa e una blu.
Conosce temperatura, tempo, biofilm e acqua.

Riferimenti normativi, tecnici e scientifici

  • Direttiva (UE) 2020/2184 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2020, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano.
  • D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18, attuazione della Direttiva (UE) 2020/2184.
  • D.Lgs. 19 giugno 2025, n. 102, disposizioni integrative e correttive del D.Lgs. 18/2023, in vigore dal 19 luglio 2025.
  • Conferenza Stato-Regioni, 7 maggio 2015, Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi, Ministero della Salute.
  • Istituto Superiore di Sanità, Rapporto ISTISAN 22/32, Linee guida per la valutazione e la gestione del rischio per la sicurezza dell’acqua nei sistemi di distribuzione interni degli edifici prioritari e non prioritari.
  • Istituto Superiore di Sanità, Rapporto ISTISAN 22/33, Linee guida nazionali per l’implementazione dei Piani di Sicurezza dell’Acqua.
  • World Health Organization, Legionellosis, fact sheet e documentazione tecnica sulla prevenzione della crescita di Legionella nei sistemi idrici.
  • Centers for Disease Control and Prevention, Monitoring Building Water; Controlling Legionella in Potable Water Systems.
  • European Centre for Disease Prevention and Control, Legionnaires’ disease – Annual Epidemiological Report for 2024, 2026.
  • Bellini B. et al., I casi di legionellosi segnalati al sistema di sorveglianza nazionale. Italia, 2024, Bollettino Epidemiologico Nazionale, ISS, 2025.
  • Impact of meteorological factors on Legionella colonisation of water systems and the incidence of Legionnaires’ disease, Water Research, 2026, 292, 125365.

Untangling the Effects of Hydraulic Design on Opportunistic Pathogen Growth Potential with an at-Scale Plumbing Rig, ACS ES&T Water, 2025, 5(2), 738-748.

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    Salvatore Abbate

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