Legionella in aumento in Europa
Che cosa ci dicono i casi notificati e che cosa deve cambiare nella gestione degli impianti
I casi di malattia del legionario notificati in Europa stanno aumentando.
È un segnale sanitario importante, ma per comprenderlo bisogna resistere alla tentazione di trasformare una curva epidemiologica in una spiegazione pronta all’uso.
Non dimostra, da solo, che ogni acquedotto sia peggiorato, che tutti gli edifici siano più contaminati o che il cambiamento climatico abbia già spiegato ogni singolo caso.
Dimostra che la prevenzione merita un’attenzione più solida e che i numeri devono essere letti insieme alla diagnostica, alle caratteristiche della popolazione, alle esposizioni e al funzionamento degli impianti.
Per chi gestisce un albergo, una struttura sanitaria, un centro sportivo o una rete condominiale, la domanda utile è concreta: quali condizioni del mio sistema idrico possono trasformare una presenza ambientale del batterio in un’esposizione pericolosa?
La Legionella non legge i rapporti di prova, non conosce il calendario delle manutenzioni e non si impressiona davanti a un raccoglitore perfettamente etichettato.
Se trova un ambiente favorevole, segue la propria biologia.
Il nostro compito è fare in modo che l’impianto segua una gestione altrettanto coerente.
I numeri europei vanno letti con il calendario giusto
Il rapporto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ECDC, pubblicato il 27 maggio 2026, riguarda l’anno 2024.
Questa distinzione sembra banale, ma evita un errore molto comune: presentare una pubblicazione del 2026 come se descrivesse l’intero andamento del 2026.
Il rapporto registra 15.362 casi nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo, UE/SEE, e un tasso grezzo di notifica di 3,4 casi per 100.000 abitanti.
Il tasso era 3,2 nel 2023 e 2,6 nel 2022.
L’ECDC descrive quello del 2024 come il più alto dell’ultimo decennio e precisa che la spiegazione complessiva della crescita resta incerta. [1]
Anno dei dati Casi notificati UE/SEE Tasso grezzo per 100.000 abitanti Come utilizzare il confronto 2022 11.450 2,6 Punto della serie di sorveglianza europea 2023 14.537 3,2 Aumento rispetto al 2022 2024 15.362 3,4 Ulteriore aumento rispetto al 2023
La tabella riprende la serie del rapporto ECDC 2024; copertura e completezza delle notifiche non sono identiche in ogni Paese e anno. [1]
Una crescita del tasso di notifica è una crescita dei casi riconosciuti e comunicati al sistema di sorveglianza in rapporto alla popolazione.
Non è una misura della concentrazione media di Legionella negli edifici europei.
Per costruire quest’ultima servirebbe una sorveglianza ambientale comparabile: stessi criteri di selezione delle strutture, stessi punti, protocolli coerenti, metodi e stagioni confrontabili.
Mescolare notifiche cliniche e risultati ambientali significa confrontare due strumenti che osservano fenomeni collegati, ma diversi.
È un po’ come dedurre la temperatura di tutti i motori d’Europa dal numero di automobili portate in officina: il dato è utile, ma bisogna sapere perché quelle automobili sono state controllate e quali guasti sono stati riconosciuti.
Il valore consulenziale del rapporto epidemiologico nasce proprio da questa disciplina interpretativa.
Una statistica può indicare una priorità di prevenzione; non può sostituire il sopralluogo nel singolo edificio.
In Italia il segnale è importante ma le serie non si possono mescolare
Nel rapporto nazionale ISS relativo al 2024 sono riportati 4.627 casi, un incremento del 18,0% rispetto all’anno precedente e un’incidenza grezza di 78,5 casi per milione di abitanti.
Quest’ultimo valore equivale a 7,85 casi per 100.000: cambiare denominatore senza convertirlo correttamente produce confronti molto convincenti e completamente sbagliati.
Il rapporto ECDC riporta invece per l’Italia 4.617 casi nella propria estrazione europea.
Si devono conservare distinti i due totali; i documenti consultati non consentono di attribuire con certezza lo scarto a una specifica causa di aggiornamento o classificazione. [1,2]
Nel dato nazionale il 75,4% dei casi riguarda persone di almeno 60 anni.
L’esito è noto per 2.091 casi, pari al 45,2% del totale; tra questi sono registrati 284 decessi, con letalità del 13,6%.
La percentuale non va applicata automaticamente a tutti i casi notificati, perché il denominatore comprende soltanto quelli con esito noto. [2]
Dato Fonte e popolazione Lettura corretta 4.627 casi Sorveglianza nazionale ISS, Italia 2024 Totale del rapporto italiano 4.617 casi Estrazione ECDC, Italia 2024 Totale della serie europea 78,5 per milione Incidenza grezza ISS Equivale a 7,85 per 100.000 13,6% di letalità 284 decessi tra 2.091 casi con esito noto Non è una percentuale calcolata su 4.627 casi
Queste precisazioni non riducono il peso sanitario del problema.
Lo rendono leggibile senza attribuire ai numeri una precisione o una completezza che non possiedono.
Una buona comunicazione professionale non ha bisogno di scegliere il numero più impressionante: deve scegliere il numero giusto, con il suo denominatore.
Per il gestore, la conseguenza pratica è che un edificio frequentato da persone vulnerabili merita una valutazione capace di considerare anche chi utilizza l’acqua, non soltanto come è fatto il circuito.
La medesima anomalia impiantistica può richiedere misure di protezione differenti in funzione delle persone esposte e delle modalità di utilizzo.
Perché più notifiche non significano una sola causa
Sorveglianza e diagnosi modificano ciò che riusciamo a vedere
Un caso entra nella statistica dopo una sequenza di passaggi: la persona si ammala, il quadro viene riconosciuto, vengono richiesti esami appropriati, la diagnosi soddisfa i criteri e il caso viene notificato.
Una differenza in qualsiasi passaggio può cambiare il numero osservato.
L’ECDC richiama, tra i possibili fattori della crescita, cambiamenti nella diagnostica e nella sorveglianza, invecchiamento, progettazione e manutenzione dei sistemi idrici, clima e condizioni meteorologiche.
Non assegna una quota causale certa a ciascuno. [1]
La distinzione è essenziale anche sul piano delle responsabilità.
Un aumento nazionale non dimostra una negligenza del singolo amministratore, così come un anno con pochi casi non dimostra la buona gestione di ogni impianto.
Il responsabile deve poter spiegare le proprie decisioni sulla base di informazioni specifiche: configurazione della rete, anomalie, manutenzioni, risultati, esposizioni e misure adottate.
Usare le statistiche per accusare indistintamente sarebbe scorretto; usarne i limiti per non intervenire sarebbe altrettanto poco utile.
Il metodo diagnostico influenza il quadro delle specie riconosciute
Il test dell’antigene urinario è rapido e importante, ma rileva tipicamente Legionella pneumophila sierogruppo 1.
Il CDC raccomanda di associarlo, nella diagnosi clinica, a coltura o metodi molecolari su campioni delle basse vie respiratorie, che possono ampliare il rilevamento di specie e sierogruppi.
La coltura offre inoltre isolati utilizzabili nel confronto con quelli ambientali. [3]
Il messaggio per la gestione ambientale non è sostituirsi al medico nella scelta degli esami.
È evitare un ragionamento circolare: ciò che una diagnostica ricerca più facilmente non coincide necessariamente con tutto ciò che può essere presente o rilevante nell’ambiente.
La ricerca di Legionella spp., cioè delle specie del genere, e l’identificazione di L. pneumophila sono informazioni collegate ma non intercambiabili.
Un rapporto ambientale deve essere letto per ciò che effettivamente misura, con il livello di identificazione dichiarato.
Cambiamento climatico senza scorciatoie narrative
Il clima conta, ma la frase «aumentano i casi perché fa più caldo» è troppo breve per essere una spiegazione tecnica.
Uno studio originale pubblicato nel marzo 2026 su Eurosurveillance ha analizzato notifiche di legionellosi comunitaria in Italia nel periodo 2005-2023 e dati climatici comunali.
L’analisi ha incluso 27.458 casi e ha rilevato associazioni con temperatura, umidità relativa e precipitazioni, con ritardi temporali differenti.
Gli effetti di temperatura e umidità risultavano più marcati su ritardi di diverse settimane, mentre le precipitazioni mostravano effetti più immediati.
Si tratta di associazioni epidemiologiche, non della prova che una determinata pioggia o giornata calda abbia provocato la contaminazione di un edificio specifico. [4]
Questa ricerca invita a distinguere almeno tre scale: il clima di fondo, il tempo meteorologico e il microambiente dell’impianto.
Una tubazione di acqua fredda che attraversa un locale tecnico caldo non aspetta che il gestore trovi una spiegazione climatologica: la sua temperatura dipende anche dalla posa, dall’isolamento e dal tempo di permanenza dell’acqua.
Il contributo ambientale va quindi tradotto in variabili verificabili.
Dove si riscalda l’acqua?
In quale stagione e fascia oraria?
Il fenomeno interessa tutta la rete o soltanto alcuni rami?
Quanto tempo serve per raggiungere una temperatura stabile al terminale?
Un’osservazione esterna può suggerire di intensificare i controlli; la decisione sull’impianto deve poggiare su misure interne.
In questo senso, attribuire tutto al clima rischia di diventare un elegante modo di evitare il bilanciamento del ricircolo.
Il cambiamento climatico è un problema reale; una valvola lasciata nella posizione sbagliata rimane comunque una valvola lasciata nella posizione sbagliata.
La stagione cambia le priorità senza sospendere la prevenzione
Un piano può prevedere verifiche aggiuntive quando cambiano occupazione, temperatura dei locali o utilizzo delle utenze.
Questa è una scelta gestionale da motivare, non una frequenza imposta indistintamente a ogni edificio.
Un controllo effettuato soltanto nel momento più favorevole può descrivere male la condizione ordinaria o quella più critica.
Per esempio, una rete osservata con tutte le camere occupate può comportarsi diversamente dalla stessa rete in un periodo di utilizzo discontinuo.
Per interpretare i risultati occorre registrare anche lo stato di funzionamento: una concentrazione senza contesto descrive un campione, ma spiega poco del processo.
Dal batterio nell’acqua all’esposizione delle persone
Il Ministero della Salute descrive gli impianti artificiali come possibili amplificatori e disseminatori di un microrganismo presente nell’ambiente.
Le esposizioni rilevanti comprendono soprattutto inalazione di aerosol contaminato; in particolari condizioni può intervenire anche l’aspirazione di acqua nelle vie respiratorie.
Il normale bere acqua non va confuso con quest’ultimo meccanismo. [5]
Per valutare un impianto serve dunque una catena di domande, non una scorciatoia.
Il batterio può essere presente?
Il sistema consente che si mantenga o si moltiplichi?
L’acqua viene aerosolizzata o può raggiungere le vie respiratorie?
Chi è esposto e con quale frequenza?
Quali barriere interrompono questa sequenza?
L’utilità del ragionamento è evitare due estremi: trattare ogni positività come la prova di una malattia già causata, oppure ignorare una positività perché nessuno ha ancora segnalato sintomi.
Una contaminazione ambientale richiede una risposta preventiva anche quando non è dimostrato un caso collegato.
L’attribuzione della fonte di un’infezione richiede invece un’indagine epidemiologica e microbiologica adeguata.
Sono decisioni diverse, con tempi e finalità diverse.
Il gestore non deve aspettare una dimostrazione giudiziaria della fonte per correggere una criticità tecnica; allo stesso tempo, il consulente non deve dichiarare un nesso causale che non possiede.
| Passaggio | Informazione da raccogliere | Decisione che può sostenere |
| Presenza ambientale | Metodo, risultato, unità, punto e condizioni del prelievo | Definire approfondimenti e monitoraggio |
| Possibile amplificazione | Temperature, uso, ristagno, accumuli, manutenzione | Correggere le condizioni favorevoli |
| Esposizione | Docce, dispositivi, aerosol, modalità d’uso | Proteggere le persone nei punti interessati |
| Vulnerabilità | Destinazione della struttura e profilo degli utenti | Graduare priorità e misure temporanee |
| Efficacia delle barriere | Misure operative e verifiche microbiologiche | Stabilire se il rischio è effettivamente controllato |
La tabella è una proposta di lettura consulenziale: non rappresenta una formula quantitativa per calcolare la probabilità individuale di ammalarsi.
La rete interna può cambiare la qualità dell’acqua ricevuta
Un’acqua adeguata al punto di consegna può attraversare, nell’edificio, serbatoi, trattamenti, accumuli caldi, miscelatori, colonne e terminali.
Il Rapporto ISTISAN 22/32 è il riferimento tecnico per valutare e gestire i pericoli chimici e microbiologici nei sistemi di distribuzione interni di edifici prioritari e non prioritari.
Il suo obiettivo è orientare conoscenza dell’impianto, controllo dei pericoli e programmi di verifica, anche per Legionella e piombo. [6]
Per il consulente questo significa costruire una rappresentazione reale della rete.
Una planimetria architettonica non basta se non mostra quali circuiti alimentano i diversi terminali.
Una centrale termica può servire più corpi di fabbrica; due serbatoi apparentemente identici possono funzionare in modo diverso; un ramo segnato come dismesso può essere ancora connesso.
Prima di definire una distribuzione della contaminazione occorre capire come siano distribuiti acqua, temperatura e trattamenti.
Consideriamo un esempio didattico: tre docce positive appartengono allo stesso ramo, mentre cinque campioni negativi provengono da un altro circuito.
Dire «tre positivi su otto, quindi contaminazione diffusa al 37,5%» descrive la quota dei campioni, ma non dimostra che il 37,5% dell’intero impianto sia contaminato.
Il campionamento non è necessariamente casuale né rappresentativo di ogni volume della rete.
La localizzazione idraulica può essere più informativa della percentuale.
Una tabella ordinata acquista valore quando consente di capire se i risultati convergono su un accumulo, un ricircolo o un gruppo di utenze.
Senza questo passaggio, aumentare il numero delle bottiglie può aumentare la spesa senza aumentare proporzionalmente la comprensione.
Ristagno e tempo di permanenza sono questioni di funzionamento
Il CDC individua temperatura, sedimenti e biofilm, età dell’acqua e residuo di disinfettante tra i fattori centrali per il controllo della Legionella.
L’“età dell’acqua” indica il tempo di permanenza nel sistema, non la data dell’ultima analisi.
Un programma efficace combina misure e le adatta alle prestazioni osservate. [7]
Nella pratica, la domanda non è soltanto se un rubinetto sia stato aperto.
È se l’utilizzo rinnovi davvero l’acqua del ramo che lo alimenta.
Aprire una doccia non rinnova automaticamente un tubo cieco adiacente; flussare una sola utenza può lasciare altri tratti in condizioni differenti.
Un registro che riporti «flussaggio eseguito» dovrebbe quindi permettere di ricostruire quali punti sono stati interessati e con quale criterio.
Non occorre trasformare ogni operazione in una tesi universitaria.
Occorre che l’operatore possa sapere quando l’azione è completata e che il responsabile possa verificarlo.
Per esempio, in un ramo lungo e poco utilizzato, una procedura basata sul raggiungimento di una condizione stabile può essere più informativa di un tempo scelto per comodità.
Il criterio va però definito per quel sistema, considerando anche sicurezza degli operatori, spreco d’acqua e rischio di aerosol durante l’attività.
Il cronometro è uno strumento utile; non è un esperto di idraulica.
La differenza tra «aperto per trenta secondi» e «rinnovato il ramo secondo procedura» non è linguistica: riguarda l’obiettivo raggiunto.
Una chiusura parziale è una modifica dell’esercizio
Un albergo può essere aperto mentre un piano rimane inutilizzato.
Una palestra può continuare l’attività mentre alcuni spogliatoi sono chiusi.
Un edificio può essere occupato mentre interi gruppi di appartamenti o locali non utilizzano la rete.
Per questo il piano non dovrebbe limitarsi alla distinzione aperto/chiuso.
Serve conoscere quali porzioni funzionano, quali sono escluse e come vengono mantenute.
Le indicazioni ISS sulle riaperture dopo inutilizzo richiamano proprio il rischio del ristagno e dell’uso saltuario. [8]
La conseguenza organizzativa è predisporre la riattivazione prima che gli utenti tornino ai terminali, con verifiche proporzionate allo stato dell’impianto.
Il primo ospite non dovrebbe diventare, a sua insaputa, il collaudatore della rete.
Temperature e ricircolo richiedono misure nei punti giusti
Le Linee guida nazionali del 2015 indicano, per gli impianti centralizzati con ricircolo, accumulo di acqua calda a temperatura almeno pari a 60 °C e temperatura non inferiore a 50 °C alla base delle colonne di ricircolo.
Per l’acqua fredda raccomandano di non superare 20 °C; condizioni non raggiungibili richiedono valutazione e misure compensative.
Il controllo deve gestire contemporaneamente il rischio microbiologico e quello di ustioni. [9]
Questi riferimenti non significano distribuire indiscriminatamente acqua molto calda alle persone.
Accumulo, ricircolo e acqua miscelata al punto d’uso sono porzioni diverse del sistema.
La temperatura del display del bollitore, inoltre, non dimostra la temperatura di tutti i rami.
Un esempio didattico rende il problema evidente: accumulo a 62 °C, ritorno generale a 53 °C e un ramo distale che raggiunge soltanto 43 °C.
I primi due dati sono favorevoli, ma non cancellano il terzo.
Se il ritorno generale raccoglie flussi di più colonne, può rappresentare una media che nasconde il ramo sfavorito.
Il controllo deve individuare la criticità, non scegliere il punto che produce il numero migliore.
Si può cominciare con una mappa delle temperature e dei tempi di stabilizzazione, collegata ai circuiti.
La verifica tecnica successiva può riguardare bilanciamento, portate, isolamento, valvole, pompa e interferenze con la miscelazione.
La misura anomala non permette da sola di decidere quale componente sia guasto: permette di scegliere dove approfondire.
L’acqua fredda merita una diagnosi autonoma
Quando un prelievo di acqua fredda mostra una temperatura elevata, è utile distinguere la temperatura iniziale da quella dopo rinnovo e stabilizzazione.
Un valore che scende rapidamente può suggerire un riscaldamento locale; uno che rimane elevato può richiedere un’indagine più a monte.
Sono ipotesi di lavoro da verificare con misure, non conclusioni automatiche.
La registrazione di un unico valore, senza sapere come è stato ottenuto, rende più difficile il confronto nel tempo.
Per interpretare la rete fredda occorre anche chiedersi se i campioni riguardino davvero quel circuito o acqua miscelata.
Un rubinetto monocomando non elimina la necessità di identificare la matrice.
Biofilm e sedimenti spiegano perché la bonifica non conclude la gestione
I programmi di gestione descritti dal CDC includono controllo del biofilm, sedimenti, incrostazioni e corrosione, insieme a temperature, disinfezione e prevenzione del ristagno.
Le attività devono essere monitorate, documentate e riesaminate. [10]
Da questa impostazione deriva una distinzione operativa: ridurre la contaminazione rilevabile nell’acqua e correggere le condizioni che permettono la sua ricomparsa sono obiettivi collegati, ma non identici.
Un intervento può ottenere un risultato microbiologico favorevole e lasciare irrisolto un ramo scarsamente utilizzato.
Il problema non si risolve dichiarando inutile la disinfezione; si risolve completando la gestione.
Pensiamo, come esempio didattico, a un circuito con ripetute positività nello stesso gruppo di terminali.
Dopo ogni trattamento il campione migliora, poi torna positivo.
Prima di cambiare automaticamente prodotto, bisogna verificare che il trattamento raggiunga quel ramo, che le condizioni ordinarie siano adeguate e che i componenti locali siano mantenuti.
Il confronto può richiedere campioni e misure con obiettivi diversi, prima e dopo interventi definiti.
Se ogni prelievo avviene in condizioni differenti, la serie diventa difficile da interpretare.
La domanda utile è quale ipotesi stiamo cercando di confermare o escludere.
La bonifica, in questa logica, è parte di una decisione tecnica, non una cerimonia annuale per rassicurare l’archivio.
Il risultato di laboratorio deve essere collegato alla domanda di campionamento
Le indagini descritte dal CDC sottolineano il valore del campionamento ambientale per orientare la bonifica e delle verifiche successive per valutarne l’efficacia.
Il confronto molecolare tra isolati clinici e ambientali, integrato con le esposizioni, può sostenere l’identificazione della fonte di un focolaio. [11]
Nel monitoraggio ordinario la prima domanda è diversa: che cosa vogliamo conoscere della rete?
Un punto terminale può essere osservato per valutare l’esposizione nell’uso, per indagare una colonizzazione locale o per raccogliere informazioni sull’acqua a monte.
Obiettivo e protocollo devono essere coerenti.
Un risultato ottenuto dopo una pulizia straordinaria del terminale non va trattato come se descrivesse necessariamente il suo stato abituale.
Un campione prelevato a valle di un filtro non rappresenta automaticamente l’acqua a monte.
Una positività isolata in un terminale non dimostra automaticamente una contaminazione sistemica; una negatività isolata non la esclude.
Queste non sono scuse per relativizzare qualsiasi risultato.
Sono condizioni necessarie per trasformarlo in una decisione.
La descrizione del campione dovrebbe consentire di identificare circuito, punto e condizioni, evitando etichette come «bagno» quando nell’edificio esistono decine di bagni.
Il rapporto di prova documenta ciò che il laboratorio ha misurato; la relazione consulenziale deve motivare il significato gestionale del dato.
Coltura e metodi molecolari non producono unità intercambiabili
La normativa italiana richiama UNI EN ISO 11731 per Legionella e consente metodi aggiuntivi, inclusi metodi molecolari, a supporto del controllo del rischio e della coltura. [12]
La coltura esprime unità formanti colonia per litro, UFC/L; una quantificazione molecolare riguarda un bersaglio genetico e può avere unità differenti.
Non è corretto trasferire meccanicamente il valore di 1.000 UFC/L a un numero espresso in unità genomiche per litro.
La scelta metodologica richiede un quesito preciso e un laboratorio competente; una risposta rapida è utile quando la sua interpretazione rimane coerente con ciò che il metodo rileva.
La velocità di lettura non modifica il significato dell’unità.
Mille UFC per litro non sono una frontiera biologica
L’Allegato I, parte D, del D.Lgs. 18/2023, come sostituito dal D.Lgs. 102/2025, riporta per Legionella spp. un valore di parametro inferiore a 1.000 UFC/L ai fini degli articoli 9 e 15.
Il simbolo è importante: 1.000 UFC/L non è inferiore a 1.000.
La nota consente di considerare azioni anche sotto il valore, in particolare in caso di infezioni e focolai, con conferma della fonte e identificazione della specie. [13]
Il valore regolatorio non è una dose infettante universale.
Il salto da 999 a 1.000 modifica il confronto con il requisito, ma non trasforma istantaneamente la biologia del microrganismo, l’aerosol o la vulnerabilità dell’utente.
Bisogna evitare anche l’equivoco opposto: affermare che, poiché la soglia non descrive da sola il rischio, non abbia importanza.
Il requisito rimane tale nel proprio ambito; l’interpretazione sanitaria aggiunge informazioni, non cancella il confronto normativo.
| Situazione didattica | Lettura del risultato | Domanda gestionale |
| 700 UFC/L nella distribuzione interna | Inferiore al valore di parametro della parte D | Esistono trend, criticità operative o utenti vulnerabili? |
| 1.000 UFC/L | Non rispetta il requisito “< 1.000” | Quali misure richiede il contesto applicabile? |
| Risultato inferiore al limite di quantificazione | Non dimostra assenza assoluta del batterio | Metodo e campione sono adeguati al quesito? |
| Valore basso in presenza di un caso | Il numero non chiude l’indagine | Quali esposizioni, fonti e isolati devono essere approfonditi? |
| Positività ripetuta sullo stesso ramo | Evidenza da collegare a un settore della rete | Quale condizione locale o a monte persiste? |
Le fasce operative spesso utilizzate nelle relazioni non devono essere presentate come un’unica classificazione legislativa valida per qualsiasi impianto.
Le Linee guida 2015 distinguono contesti e prevedono schemi d’intervento differenti per reti idriche, torri e strutture sanitarie.
Nella Tabella 6 le fasce sono sino a 100, 101-1.000, 1.001-10.000 e oltre 10.000 UFC/L; la risposta dipende anche da casi e distribuzione delle positività. [9]
Una classificazione interna più cautelativa può essere adottata, ma va dichiarata come criterio gestionale e coordinata con il requisito oggi applicabile.
Il quadro normativo distingue strumenti che spesso vengono confusi
La Direttiva (UE) 2020/2184 è recepita in Italia dal D.Lgs. 18/2023.
Il D.Lgs. 102/2025, entrato in vigore il 19 luglio 2025, lo modifica e integra: non è una disciplina autonoma da leggere ignorando il decreto di base. [14]
L’articolo 9 coordina la valutazione e gestione del rischio negli edifici prioritari con il Rapporto ISTISAN 22/32 e successive revisioni.
Le Linee guida nazionali Legionella del 2015, approvate in Conferenza Stato-Regioni, rimangono il riferimento specifico consultato per prevenzione e controllo; nelle fonti verificate non è stata reperita una nuova edizione nazionale approvata che le sostituisca. [6,9,15]
Un aggiornamento in preparazione non equivale a un documento vigente.
Analogamente, un manuale pubblicato sul sito di un’autorità non acquisisce automaticamente rango normativo: bisogna verificarne autore, atto di approvazione e funzione.
Questa gerarchia serve a prendere decisioni pratiche.
La norma stabilisce ambiti e obblighi; gli indirizzi tecnici sostengono come valutarli e attuarli; il sopralluogo permette di applicarli al caso concreto.
Il Documento di valutazione del rischio Legionella, spesso abbreviato DVRL, riguarda la valutazione e il controllo del rischio specifico.
Il Piano di sicurezza dell’acqua, PSA, adotta una visione più ampia dei pericoli e degli eventi pericolosi nel sistema interessato.
Un archivio di analisi, da solo, non coincide con nessuno dei due.
Non basta rinominare un file “PSA” perché contenga la struttura e la gestione che un PSA richiede.
Il titolo aiuta a trovare il documento; non aiuta il disinfettante a raggiungere il ramo distale.
Edifici prioritari e condomini non hanno obblighi identici
L’Allegato VIII vigente distingue classi funzionali: strutture sanitarie con ricovero in classe A, senza ricovero in B, ricettività e ristorazione nelle articolazioni della C, varie strutture sportive e collettive in D.
Prevede l’identificazione del Gestore idrico della distribuzione interna, GIDI, e strumenti di controllo differenziati: PSA interno per A, piani di autocontrollo per B e C, almeno un piano di verifica igienico-sanitaria per D. [16]
La tabella dell’allegato comprende esempi e note: la classificazione non va attribuita esclusivamente dal nome commerciale dell’attività.
Una struttura mista può richiedere di distinguere destinazioni e porzioni di rete.
Un normale condominio residenziale non diventa edificio prioritario soltanto perché contiene molti appartamenti.
La distinzione impedisce di affermare che ogni condominio debba adottare, per il solo D.Lgs. 18/2023, il medesimo PSA di una struttura sanitaria o eseguire analisi Legionella ogni anno.
Questo non elimina la necessità di mantenere la qualità dell’acqua nella distribuzione di pertinenza, gestire anomalie e considerare responsabilità e disposizioni applicabili.
L’assenza di un identico obbligo formale non dimostra assenza di rischio.
La valutazione tecnica può motivare analisi, manutenzioni e misure documentate anche in un edificio non prioritario, soprattutto quando esistono criticità o precedenti.
La decisione deve dichiarare perché quei controlli sono appropriati e chi li attua.
Un impianto con positività ripetute e temperature problematiche non viene reso sicuro dalla frase «non siamo nell’Allegato VIII».
La frase può chiarire l’inquadramento; non corregge il funzionamento.
La scadenza del 2029 non autorizza una pausa sanitaria
L’articolo 6, comma 8, prevede la prima valutazione e gestione del rischio della distribuzione interna negli edifici e locali prioritari entro il 12 gennaio 2029, inserimento in AnTeA e riesame ogni sei anni, con aggiornamenti quando necessari.
La valutazione del sistema di fornitura idropotabile, distinta da quella interna, ha invece un riesame non superiore a tre anni dopo la modifica del 2025. [17]
Sono termini di processi differenti e non devono diventare un’unica periodicità di analisi.
Il riesame del documento non coincide con il calendario del monitoraggio microbiologico né con la frequenza delle misure operative.
Un programma può avere misure frequenti e verifiche analitiche definite in funzione del rischio; una modifica impiantistica può richiedere un aggiornamento prima del termine ordinario.
Soprattutto, la scadenza della prima implementazione non giustifica il rinvio di interventi su un rischio noto o di provvedimenti dell’autorità.
Per rendere concreta questa distinzione, immaginiamo una struttura che scopra oggi un ricircolo non funzionante.
La risposta appropriata è verificare l’esposizione e correggere la criticità, non annotare una data nel 2029.
Il batterio, purtroppo, non ha ricevuto il calendario delle disposizioni transitorie.
Responsabilità significa poter spiegare le decisioni
L’articolo 23 del decreto prevede, tra le fattispecie, 500-5.000 euro per l’inosservanza della valutazione e gestione del rischio della distribuzione interna degli edifici prioritari e di talune navi ai sensi dell’articolo 9.
Prevede inoltre 5.000-30.000 euro per il GIDI che viola l’articolo 5, comma 3.
L’applicazione richiede accertamento della specifica condotta, del soggetto e delle disposizioni applicabili; non è una multa automatica per ogni campione positivo. [18]
Gli importi non esauriscono le possibili responsabilità civili, penali o quelle connesse alla sicurezza sul lavoro, che richiedono valutazione del caso concreto.
Nel lavoro consulenziale è utile distinguere competenza gestionale, esecuzione tecnica e informazione agli utenti.
Chi decide un intervento deve conoscere l’anomalia e i criteri della scelta.
Chi lo esegue deve disporre di una procedura adeguata e registrare cosa ha realmente fatto.
Chi usa una porzione dell’impianto deve ricevere indicazioni coerenti con le proprie attività, senza che una comunicazione generica venga trattata come trasferimento automatico di responsabilità.
Nel condominio va inoltre distinta la rete comune da quella di esclusiva pertinenza dei singoli, ricostruendo confini, controllo effettivo e causa della criticità.
È scorretto attribuire tutto all’amministratore per principio; è altrettanto scorretto attribuire tutto al residente perché non ha aperto un rubinetto.
Una responsabilità professionale ben gestita si vede nella tracciabilità: anomalia, valutazione, misura, verifica e aggiornamento.
Il registro non serve solo a dimostrare che qualcuno ha lavorato.
Serve a consentire a chi interviene dopo di capire che cosa è successo e perché.
Alberghi e strutture sanitarie richiedono decisioni coerenti con l’esposizione
Un albergo deve considerare occupazione variabile, terminali inutilizzati, camere fuori servizio e riattivazioni.
Una struttura sanitaria deve considerare vulnerabilità e procedure assistenziali, oltre alla rete.
Le Linee guida nazionali prevedono indicazioni specifiche per i contesti sanitari; le soglie della comune rete civile non vanno trasferite senza verifica ai reparti con pazienti profondamente immunocompromessi. [9]
L’esempio didattico di due strutture con il medesimo risultato mostra perché.
Nella prima, la positività riguarda un terminale inutilizzato di un settore isolabile.
Nella seconda, riguarda una zona utilizzata da utenti particolarmente vulnerabili.
Il dato numerico può essere identico, ma possibilità di esposizione, protezioni temporanee e tempi d’intervento richiedono valutazioni diverse.
La priorità sanitaria si traduce in azioni pratiche: identificare i punti interessati, verificare utilizzo e circuito, adottare misure temporanee adeguate e coordinarsi con l’autorità quando richiesto.
L’eventuale limitazione d’uso deve essere definita sul sistema e sul rischio; non esiste una decisione universale ricavabile da un singolo numero letto senza contesto.
In presenza di un caso o sospetto focolaio occorre preservare anche la possibilità dell’indagine.
Interventi e campionamenti vanno coordinati per proteggere le persone e non disperdere inutilmente informazioni utili alla ricostruzione della fonte.
Le torri evaporative spostano l’attenzione fuori dall’edificio
Le torri evaporative producono un’esposizione potenzialmente diversa da quella dei terminali sanitari.
Il rapporto ECDC include queste installazioni tra le sorgenti rilevanti e ne documenta il coinvolgimento in indagini su focolai. [1]
Perciò non basta cercare utenti che abbiano fatto la doccia nello stesso edificio.
La gestione deve considerare il circuito industriale, il trattamento, i depositi, l’emissione di aerosol e le persone che possono trovarsi nell’area di influenza dell’impianto.
Questo articolo non attribuisce una distanza universale di sicurezza: dispersione e valutazione dipendono da caratteristiche dell’installazione e condizioni ambientali.
Le Linee guida nazionali hanno una tabella specifica per torri e condensatori evaporativi, distinta da quella delle reti idriche. [9]
Il richiamo serve a evitare un errore pratico: applicare a un’acqua tecnica la stessa classificazione normativa dell’acqua destinata al consumo umano.
Il D.Lgs. 18/2023 non diventa automaticamente la disciplina della qualità di ogni circuito che contiene acqua.
Il rischio può essere rilevante anche quando la matrice non è potabile; cambiano l’inquadramento e gli strumenti di controllo.
Occorre quindi mantenere separati campionamento, requisiti e misure, pur conservando una visione sanitaria comune dell’esposizione.
Disinfezione e correzione dell’impianto devono procedere insieme
La rassegna tecnica EPA sulle tecnologie di controllo nella distribuzione interna confronta strategie e trattamenti senza raccomandare una tecnologia universale.
Richiama efficacia, effetti sulla qualità dell’acqua e condizioni operative: l’aggiunta di un trattamento può introdurre anche criticità se viene gestita male. [19]
La scelta non può essere ridotta a «quale prodotto elimina la Legionella».
Deve comprendere l’obiettivo, il circuito raggiungibile, i materiali, le condizioni di esercizio, le esposizioni e le verifiche.
Una pompa dosatrice accesa non dimostra che il trattamento arrivi ai punti critici.
Un valore misurato vicino all’iniezione non dimostra quello del terminale più sfavorito.
L’impianto di trattamento deve essere controllato come una parte della rete: reagente disponibile, dosaggio effettivo, linea funzionante, misure attendibili e risposta in caso di guasto.
Analogamente, una correzione del ricircolo deve essere verificata nelle porzioni interessate, non soltanto sul quadro elettrico.
Lo shock termico ha limiti e non è un reset permanente
Le Linee guida italiane del 2015 descrivono il trattamento termico e ne indicano limiti, rischio di ustioni e possibile ricolonizzazione.
Il modulo CDC attuale sui sistemi potabili non raccomanda lo shock termico per frequenti insuccessi e rapida ricolonizzazione. [9,7]
Le due fonti vanno presentate per quello che sono: indirizzi di contesti differenti, da coordinare nella scelta tecnica, senza dichiarare un divieto italiano che non è stato verificato.
Una procedura presente in un documento non è automaticamente la scelta migliore per ogni rete.
L’eventuale trattamento richiede progettazione e controllo delle condizioni raggiunte, protezione degli utenti e verifica successiva.
Alzare il set point per qualche ora non dimostra che ogni punto abbia ricevuto un trattamento efficace.
Un controllo negativo dopo la bonifica è un passaggio e non una garanzia eterna
Il CDC distingue verifica dell’esecuzione del programma e validazione della sua efficacia.
La prima accerta che le attività previste siano state svolte; la seconda valuta se controllino le condizioni pericolose.
Il monitoraggio ambientale può contribuire alla validazione. [20]
Questa distinzione cambia il modo di chiudere un intervento.
«Prodotto dosato secondo procedura» documenta l’attività.
«Condizioni operative ripristinate e risultati di verifica favorevoli nei punti scelti» documenta un esito più completo.
Nessuna delle due frasi giustifica una garanzia illimitata nel tempo.
Il piano successivo deve controllare il funzionamento ordinario e verificare che le condizioni favorevoli non ricompaiano.
In una rete con precedenti recidive, il risultato subito dopo l’intervento e quello dopo un periodo d’uso rispondono a domande complementari.
Le tempistiche devono essere coerenti con il contesto, le Linee guida applicabili e le eventuali prescrizioni; non è corretto inventare una frequenza unica per qualsiasi edificio.
Quando un risultato torna positivo, occorre rivedere l’ipotesi sulla causa e l’efficacia delle misure.
Ripetere lo stesso trattamento senza interrogarsi su ciò che è rimasto irrisolto è un’attività; non necessariamente una strategia.
Che cosa dovrebbe fare oggi chi gestisce una rete
La tabella seguente propone un percorso operativo consulenziale.
Le priorità devono essere adattate al rischio effettivo, alla destinazione e alle disposizioni applicabili; non sono scadenze legislative universali.
| Priorità | Azione | Soggetti da coinvolgere | Evidenza di completamento |
| Immediata in caso di rischio noto | Valutare esposizione e protezioni temporanee; coordinare eventuale indagine | Gestore, consulente, autorità quando pertinente | Decisione motivata e misure effettivamente applicate |
| Prima della definizione del piano | Ricostruire circuiti, accumuli, trattamenti e terminali | Gestore e manutentore con supporto tecnico | Schema aggiornato e punti identificati |
| Alla prima verifica operativa | Misurare condizioni nei settori rappresentativi e critici | Personale formato | Misure con metodo, data, punto e condizioni |
| In funzione delle criticità | Definire campioni e quesiti di indagine | Consulente, campionatore, laboratorio | Piano coerente e risultati interpretabili |
| Secondo priorità sanitaria | Correggere difetti, manutenzione e trattamento | Gestore e tecnici competenti | Lavori registrati e prestazioni verificate |
| Dopo gli interventi | Valutare efficacia e ritorno all’esercizio | Gestore, consulente e laboratorio | Risultati e criteri di riattivazione documentati |
| Durante l’esercizio | Controllare trend e aggiornare il piano | GIDI o responsabile competente | Anomalie intercettate e azioni tracciabili |
Il primo miglioramento spesso non è acquistare un nuovo dispositivo.
È rendere leggibile ciò che esiste già.
Se nessuno sa quale accumulo alimenti il terminale positivo, se le temperature non sono confrontabili e se le manutenzioni non riportano cosa sia stato fatto, la qualità delle decisioni resta limitata.
Una volta ricostruite queste informazioni, si può scegliere se il problema richieda una manutenzione, una modifica idraulica, un trattamento, una misura temporanea o una combinazione.
L’economia della prevenzione consiste anche in questo: evitare azioni ripetute che non rispondono alla causa.
Non significa risparmiare rinunciando ai controlli necessari.
Significa utilizzare controlli e interventi con una finalità dimostrabile.
La crescita europea deve migliorare le domande che facciamo agli impianti
I dati disponibili giustificano attenzione e prevenzione.
Non giustificano una narrazione nella quale ogni edificio sia automaticamente pericoloso o ogni positività dimostri un’infezione causata.
Il livello professionale della risposta si misura nella capacità di tenere insieme ciò che sappiamo e ciò che dobbiamo ancora accertare.
Il dato epidemiologico orienta la priorità sanitaria.
La conoscenza dell’impianto permette di localizzare le condizioni favorevoli.
La valutazione dell’esposizione e degli utenti permette di graduare le misure.
La normativa definisce obblighi e ambiti.
Le verifiche mostrano se la decisione ha prodotto il risultato previsto.
Per chi gestisce una rete, una domanda utile è questa: se domani comparisse un’anomalia, sapremmo dove cercarla, chi deve intervenire e come verificare il ripristino?
Se la risposta è incerta, il sistema ha bisogno di essere reso più governabile, anche quando l’ultima analisi è favorevole.
La prevenzione efficace non chiede alla Legionella di rispettare il nostro programma.
Organizza il programma in modo che l’impianto offra meno occasioni al batterio e più informazioni a chi deve prendere decisioni.
Il vero miglioramento è arrivare all’anomalia prima che sia l’anomalia ad arrivare alle persone.
Riferimenti e nota sulle verifiche
I dati annuali utilizzati sono riferiti al 2024; non vengono presentati come dati completi del 2025 o del 2026.
Gli esempi impiantistici e le tabelle decisionali sono elaborazioni didattiche, prive di dati dei clienti.
Il controllo ha incluso confronti tra fonti primarie epidemiologiche, testi normativi e indirizzi tecnici, verifica di denominatori, unità, soglie e limiti delle inferenze causali.
Il testo integrale dello studio climatico non è stato accessibile nelle pagine interrogate: la sintesi si limita ai risultati dell’abstract pubblico, senza valutazioni autonome sui dettagli metodologici non letti.
Non è stata eseguita una revisione mediante DeepSeek; la verifica critica è stata svolta confrontando direttamente le fonti citate.
L’applicazione a una struttura concreta richiede verifica delle disposizioni regionali e locali, delle prescrizioni dell’autorità e delle caratteristiche dell’impianto.
[1] ECDC. Legionnaires’ disease. Annual Epidemiological Report for 2024. Stockholm, 2026. Pubblicato il 27 maggio 2026. Tabelle 1 e sezioni Methods, Epidemiology e Discussion. https://www.ecdc.europa.eu/en/publications-data/legionnaires-disease-annual-epidemiological-report-2024
[2] Bellini B et al. I casi di legionellosi segnalati al sistema di sorveglianza nazionale. Italia, 2024. Bollettino epidemiologico nazionale. Riferimento bibliografico riportato nella pagina ISS: 2025;6(2):9-18. DOI 10.53225/BEN_107. https://www.epicentro.iss.it/ben/2025/2/legionellosi-2024
[3] CDC. Laboratory Testing for Legionella. https://www.cdc.gov/legionella/php/laboratories/index.html
[4] Sciurti A et al. Seasonality and effects of climatic exposures on community-acquired Legionnaires’ disease incidence, Italy, 2005 to 2023. Eurosurveillance. 2026;31(12):2500712. DOI 10.2807/1560-7917.ES.2026.31.12.2500712. Sintesi dei risultati dell’abstract. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42141865/
[5] Ministero della Salute. Legionellosi. Scheda informativa, aggiornamento indicato 19 marzo 2025. https://www.salute.gov.it/new/it/scheda-malattia/legionellosi/
[6] ISS. Linee guida per la valutazione e la gestione del rischio per la sicurezza dell’acqua nei sistemi di distribuzione interni degli edifici prioritari e non prioritari e in talune navi. Rapporti ISTISAN 22/32, 2022. Scheda istituzionale e richiamo normativo nell’articolo 9. https://www.iss.it/-/rapporto-istisan-22/32-linee-guida-per-la-valutazione-e-la-gestione-del-rischio-per-la-sicurezza-dell-acqua-nei-sistemi-di-distribuzione-interni-degli-edifici-prioritari-e-non-prioritari-e-in-talune-navi-ai-sensi-della-direttiva-ue-2020/2184
[7] CDC. Controlling Legionella in Potable Water Systems. Modulo operativo, inclusa sezione Remediation. https://www.cdc.gov/control-legionella/php/toolkit/potable-water-systems-module.html
[8] ISS EpiCentro. Documentazione italiana sulla legionellosi. Richiamo alla guida ISS COVID-19 del 3 maggio 2020 per impianti inutilizzati. https://www.epicentro.iss.it/legionellosi/documentazione-italia
[9] Conferenza Stato-Regioni. Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi, 7 maggio 2015. Tabelle 6-7, sezioni sulla gestione sanitaria, capitolo 5 e allegato 13. https://www.epicentro.iss.it/legionellosi/pdf/C_17_pubblicazioni_2362_allegato.pdf
[10] CDC. Overview of Water Management Programs. https://www.cdc.gov/control-legionella/php/wmp/index.html
[11] CDC. Methods for Legionella Testing and Specimen Collection. https://www.cdc.gov/investigate-legionella/php/public-health-strategy/legionella-testing.html
[12] D.Lgs. 18/2023 e D.Lgs. 102/2025. Allegato III, parte A, metodi di analisi microbiologici. Allegati sostituiti dall’articolo 24 del correttivo. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/07/04/25G00106/SG
[13] D.Lgs. 102/2025. Allegato I, parte D, valore e nota per Legionella spp. https://www.gazzettaufficiale.it/do/atto/serie_generale/caricaPdf?art.codiceRedazionale=25G00106&art.dataPubblicazioneGazzetta=2025-07-04&art.num=1&art.tiposerie=SG&cdimg=25G0010600100010110001&dgu=2025-07-04
[14] Direttiva (UE) 2020/2184; D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18; D.Lgs. 19 giugno 2025, n. 102. Fonti ufficiali di pubblicazione. https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2020/2184/oj/ita ; https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/03/06/23G00025/SG ; https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/07/04/25G00106/SG
[15] D.Lgs. 102/2025, articolo 8. Modifica e testo coordinato dell’articolo 9 del D.Lgs. 18/2023. https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.codiceRedazionale=25G00106&art.dataPubblicazioneGazzetta=2025-07-04&art.flagTipoArticolo=0&art.idArticolo=8&art.versione=1
[16] D.Lgs. 102/2025. Allegato VIII, classi di strutture prioritarie e note. https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.codiceRedazionale=25G00106&art.dataPubblicazioneGazzetta=2025-07-04&art.flagTipoArticolo=8&art.idArticolo=1&art.versione=1
[17] D.Lgs. 102/2025, articolo 5. Modifiche e testo coordinato dell’articolo 6 del D.Lgs. 18/2023, in particolare commi 6 e 8. https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.codiceRedazionale=25G00106&art.dataPubblicazioneGazzetta=2025-07-04&art.flagTipoArticolo=0&art.idArticolo=5&art.versione=1
[18] D.Lgs. 102/2025, articolo 20. Modifiche e testo coordinato dell’articolo 23 del D.Lgs. 18/2023, in particolare comma 1, lettere b e g. https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.codiceRedazionale=25G00106&art.dataPubblicazioneGazzetta=2025-07-04&art.flagTipoArticolo=0&art.idArticolo=20&art.versione=1
[19] US EPA. Technologies for Legionella Control in Premise Plumbing Systems. Scientific Literature Review, EPA 810-R-16-001, 2016. Scheda e finalità del documento. https://www.epa.gov/ground-water-and-drinking-water/technologies-legionella-control-premise-plumbing-systems
[20] CDC. Steps to Develop a Water Management Program. Verifica e validazione. https://www.cdc.gov/control-legionella/php/wmp/wmp-steps.html
